Il meridiano di Parigi e il Louvre

Effettivamente centotrentacinque medaglioni di bronzo incastonati nel selciato urbano attraversano la capitale di Francia, seguendo la linea dell’«originale primo meridiano», il meridiano di Parigi che in Francia venne considerato “primo” fino all’universale affermazione in questo ruolo di quello di Greenwich. «Langdon una volta aveva seguito la fila da Sacré-Cœr, a nord della Senna, fino all’antico osservatorio di Parigi. Laggiù aveva scoperto il significato di quel cammino sacro… l’antica linea della Rosa di Parigi». Cammino sacro? Antico? I medaglioni risalgono 1994 e sono Les clous d’Arago, il più grande monumento di Parigi, dedicato dall’artista olandese Jean Dibbets a François Arago (1786-1853), fisico e politico francese considerato padre della divulgazione scientifica.
Effettivamente hanno impresse le lettere N per nord e S per sud, ma anche il nome Arago, cosa che Langdon dimentica, affermando inoltre erroneamente sia che la linea passerebbe per Saint-Sulpice sia che passerebbe per la Rosslyn Chapel, dal cui nome deriva la geniale di Brown: da Rosslyn a Roslin e Rose Line (in italiano Linea della Rosa), ovvero la discendenza di Maria Maddalena e quindi le nozze di Gesù e il Sang Real, alias Graal.
Quattro dei medaglioni si trovano inoltre nel perimetro del Louvre, dove il romanzo inizia e finisce. Nelle fasi iniziali Sophie Neveau, nipote di Jacques Saunière, curatore del museo più famoso, stacca dal supporto La vergine delle rocce di Leonardo da Vinci e minaccia di «sfondare la tela»; peccato che,a differenza di quanto il libro ed il film inducono a pensare, l’opera misura 122 centimetri per 199, a cui vanno aggiunti il peso e le dimensioni della cornice, circa 15 cm tutt’intorno, che la minuta Sophie non avrebbe mai potuto staccare a mani nude e maneggiare da sola, essendo in totale più alta di lei di circa mezzo metro.
Alla fine troviamo Langdon in una «vasta sala» inginocchiato davanti al Graal, il reliquiario «della regina cancellata dalla Storia», Maria Maddalena, la piramide inversa costruita nel 1993 dalla sfinge François Mitterand, il predidente socialista che aveva voluto costruire la piramide con 666 lastre di vetro, con evidenti implicazioni esoteriche, cabalistiche, eccetera. Peccato che le lastre siano in realtà 603, cui si aggiungono 70 triangoli per un totale di 673 pannelli; e forse non è un caso che la «vasta sala» per illuminare la quale è stata costruita la piramide inversa sia stata battezzata Carrousel du Louvre: si tratta della zona commerciale del museo dimora di Belfagor.
Saint Sulpice
Incassata nel pavimento di granito grigio, una sottile striscia d’ottone luccicava in mezzo alla pietra, una linea dorata che tagliava il pavimento della chiesa. Sulla striscia erano tracciati segni regolari, come su una riga millimetrata. A Silas era stato detto che era uno gnomone, uno strumento astronomico pagano della famiglia delle meridiane. Turisti, scienziati, storici e pagani di tutto il mondo si recavano a Saint-Sulpice per vedere quella famosa linea.
Uno strumento astronomico pagano? Mi piacerebbe vedere un orologio cristiano, distinguerlo da uno musulmano, bere il tè quando rintocca le cinque riproducendo il suono del Big Ben una pendola anglicana. A parte la facile ironia, in una conversazione normale nessuno si porrebbe il problema che la religione di chi inventò la clessidra, o la ruota, o il telefono potesse condizionare l’invenzione stessa. Altrimenti molti di noi avrebbero grandi remore a guidare l’auto. Ma magari, presi dalla lettura, a questo non si pensa.
Per fare un esempio qualsiasi, comunque, alla Certosa di Firenze, costruita nel XIII secolo e dove oggi vivono alcuni monaci cistercensi, c’è uno gnomone con incisi i mesi e i segni zodiacali.
Interessante è poi notare le categorie dei visitatori della chiesa: Brown può distinguere i turisti dagli studiosi forse perché i secondi non portano i bermuda e un cappello di paglia con scritto “Venezia”… ma i pagani?
Brown continua (p. 116):
Molto prima che fosse fissato Greenwich come meridiano zero, la longitudine zero del mondo passava per Parigi e la chiesa di Saint-Sulpice. La linea di ottone che attraversa la chiesa era un tributo al primo meridiano zero, e anche se Greenwich ha tolto a Parigi l'onore nel 1888, l'originale Linea della Rosa è ancora visibile oggi”.
Anche se fosse vero (ma lo era solo per i Francesi, dato che ogni Paese aveva il proprio meridiano zero dall’epoca delle grandi scoperte geografiche fino al 1884, quando iniziarono le riunioni per stabilire un meridiano zero universalmente valido), cosa comporterebbe il passaggio del meridiano zero a Parigi? Niente, se non un altro po’ di atmosfera occulta al romanzo.
Ma il fatto è che questo non è neppur vero. L’idea che la linea della meridiana di Saint Sulpice avesse qualche importanza è del solito Pierre Plantard, l’inventore del Priorato di Sion, che nel 1978 nell’introduzione ad una ristampa de La vraie langue celtique di Henri Boudet (1886) cercò di dimostrare l’esistenza di una immaginaria “linea della rosa” che attraverserebbe Saint Sulpice e la congiungerebbe colla cittadina di Rennes-les-Bains, sede di presunti tesori celtici. Naturalmente, basta prendere una carta geografica per vedere come il tutto non funzioni...
Il vero meridiano zero (o meridiano di Parigi) sta a cento metri ad est della chiesa, e passa per l’Observatoire de Paris, lì stabilito fin dal 1718. La linea di ottone che attraversa la chiesa e termina nell’obelisco (terminato nel 1744 dal Lemonnier) non è l’indicazione del passaggio di un meridiano, ma è semplicemente la necessaria parte dello strumento astronomico, con lo scopo di misurare il tempo e osservare il moto del sole: ce ne sono di simili in grandi chiese di tutta Europa, in Italia anche a Firenze, Bologna, Roma. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, c’è la linea meridiana più lunga del mondo (67 metri).
È troppo pretendere che uno scrittore apprezzi la differenza tra meridiano e meridiana?
(codicedavinci.leonardo.it)